Capitano Neri

Luigi Canali (il capitano Neri)
Como 16/03/1912 - 07/05/1945 (?)

Generale di brigata Antonio Neri
Napoli 30/07/1908 - Napoli 08/12/1973

Antonio Neri nacque a Napoli il 30 luglio 1908 da Francesco Neri e Lucia Oppio. Dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, a diciannove anni si arruolò nel Regio Esercito come allievo sottufficiale presso il 10° Reggimento di Artiglieria Pesante Campale. Nel corso della carriera militare partecipò alle principali campagne del secondo conflitto mondiale: dopo un periodo trascorso in Libia con il 12° Reggimento Artiglieria della Divisione “Savona”, fu inviato nel 1942 sul fronte russo con il 201° Reggimento Artiglieria. Qui fu ricoverato per gravi problemi di salute e rientrò in Italia nel febbraio 1943. Dopo la guerra proseguì la carriera nell’Esercito, stabilendosi definitivamente a Napoli con la moglie Antonietta e le figlie Giulia, Edda, Carla e Franca. Nel 1947 lo Stato Maggiore gli assegnò un appartamento militare a Castel dell’Ovo, dove visse con la famiglia fino al 1957, anno del trasferimento nel quartiere Vomero. Il 27 dicembre 1964 fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e si congedò dal servizio il 29 settembre 1965 con il grado di generale di brigata. Morì a Napoli l’8 dicembre 1973. Durante gli anni giovanili Antonio Neri strinse un rapporto di amicizia con Luigi Canali, nato a Como il 16 marzo 1912 da Edoardo Canali e Maddalena Zanoni. Impiegato presso la funicolare Como-Brunate e appassionato di lingue straniere, Canali svolse il servizio militare come radiotelegrafista del Genio, partecipando alla campagna d’Etiopia e successivamente alla campagna di Russia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderì alla Resistenza e divenne una delle figure di riferimento delle Brigate Garibaldi nell’area dell’Alto Lario. Il 27 settembre 1943 sposò Giovanna Martinelli, dalla quale ebbe una figlia, Luisella. Durante la lotta clandestina adottò prima il nome di battaglia “Renzo Invernizzi” e successivamente quello definitivo di “Capitano Neri”, scelto in omaggio all’amico Antonio Neri. Nel 1944 fu tra i fondatori della 52ª Brigata Garibaldi e assunse il comando della Prima Divisione Garibaldi Lombardia. Arrestato nel gennaio 1945 insieme alla staffetta partigiana Giuseppina Tuissi, detta “Gianna”, evase dal carcere di Como Borghi dopo ventidue giorni di prigionia. Nelle ultime fasi della guerra fu tra i protagonisti degli eventi che portarono, tra il 27 e il 28 aprile 1945, all’arresto e alla successiva uccisione di Benito Mussolini, Claretta Petacci e di numerosi dirigenti della Repubblica Sociale Italiana a Dongo. In quei giorni partecipò anche alla redazione degli inventari relativi agli ingenti valori sequestrati ai gerarchi fascisti, il cosiddetto “tesoro di Dongo”. Il 7 maggio 1945 Luigi Canali scomparve in circostanze mai completamente chiarite. Poche settimane più tardi anche Giuseppina Tuissi trovò la morte in modo altrettanto misterioso.

Benito Mussolini
Predappio 29/07/1883 - Giulino 28/04/1945

Clara Petacci
Roma 28/02/1912 - Giulino 28/04/1945

Nella primavera del 1945, mentre l’Italia settentrionale viveva le ore convulse della Liberazione e il regime fascista si dissolveva nella fuga dei suoi ultimi dirigenti, sulle rive del lago di Como si consumò uno degli episodi più drammatici e controversi della storia italiana del Novecento: la cattura e la successiva esecuzione di Benito Mussolini, Claretta Petacci e di numerosi gerarchi della Repubblica Sociale Italiana, il sequestro dei valori e dei beni al seguito della colonna in ritirata e la requisizione di documenti di grande rilievo politico. Su quei giorni si è stratificata, nel tempo, una narrazione complessa e spesso contraddittoria. Accanto ai fatti più solidamente documentati permangono infatti zone d’ombra alimentate da testimonianze parziali, lacune archivistiche, memorie discordanti e interpretazioni divergenti. Il ritrovamento di un memoriale inedito, presumibilmente riconducibile a Luigi Canali, il partigiano noto con il nome di battaglia “Capitano Neri”, ha riportato l’attenzione su alcuni aspetti di quella vicenda. Figura di primo piano della Resistenza nell’area del Lario, Canali fu direttamente coinvolto in tutte le operazioni successive al fermo della colonna fascista e prese parte alla gestione e alla catalogazione dei beni e dei documenti sequestrati a Dongo. La sua morte, avvenuta poche settimane dopo la Liberazione in circostanze mai completamente chiarite, contribuì ad accrescere ulteriormente il carattere enigmatico della sua vicenda personale e il valore delle informazioni di cui poteva essere depositario. Il memoriale, appartenuto al generale di brigata Antonio Neri, amico di Luigi Canali, è stato pubblicato integralmente nel libro L’altra storia, edito nel 2022. Le pagine del documento restituiscono una testimonianza interna di notevole importanza sui giorni che segnarono la fine del fascismo repubblicano. Il testo contiene rivelazioni sulle modalità dell’esecuzione di Benito Mussolini e Claretta Petacci, descrizioni delle circostanze che accompagnarono quelle ore decisive e accurate catalogazioni dei beni, del tesoro e dei documenti sequestrati ai gerarchi fascisti a Dongo mai rivelate fino ad ora. Accanto a questi elementi emergono inoltre indicazioni e interpretazioni di carattere politico che contribuiscono a mettere in discussione alcuni aspetti della narrazione storiografica tradizionale. Il memoriale è stato oggetto di un lavoro di contestualizzazione storica, verifica documentaria e ricostruzione biografica, attraverso il confronto con fonti archivistiche, testimonianze e studi esistenti, nel tentativo di valutarne la coerenza e il significato storico. Gli sconvolgenti contenuti contribuiscono a restituire la complessità, le ambiguità e le tensioni di uno dei passaggi più delicati della storia italiana contemporanea, nel quale testimonianze, documenti e interpretazioni continuano ancora oggi a essere oggetto di confronto e di dibattito storiografico.

Il volume L’altra storia nasce dall’esigenza di rendere pubblici i contenuti di un memoriale di straordinario interesse storico, presumibilmente attribuibile al partigiano Luigi Canali, noto con il nome di battaglia “Capitano Neri”. Mario Altieri, autore del libro, ha ereditato il documento dal nonno materno, il generale di brigata Antonio Neri, che fu amico personale di Luigi Canali e alla cui figura il partigiano si ispirò per la scelta del proprio nome di battaglia. Il memoriale contiene rivelazioni di grande portata su vicende cruciali quali la morte di Benito Mussolini e Claretta Petacci, gli eventi di Dongo e la sorte dell’ingente tesoro che accompagnava i dirigenti della Repubblica Sociale Italiana in fuga verso nord nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1945. Pur non potendo essere assunto come verità storica definitiva, il documento presenta un indubbio valore testimoniale. Per questo motivo è stato pubblicato integralmente e accompagnato da un lavoro di analisi, verifica e contestualizzazione storica, condotto attraverso il confronto con fonti archivistiche, testimonianze e studi esistenti. L’obiettivo non è quello di proporre conclusioni definitive, ma di offrire nuovi elementi di valutazione su una vicenda ancora oggi oggetto di discussione tra studiosi. Dopo circa dieci anni di ricerche e verifiche documentarie, nel 2021 Mario Altieri sottopose il manoscritto a numerose case editrici italiane, senza tuttavia ricevere alcuna risposta né una valutazione nel merito. Un silenzio che appare singolare, soprattutto alla luce della natura documentaria del lavoro e del possibile interesse storiografico dei materiali presentati, e che lascia intravedere una diffusa cautela editoriale nei confronti di temi ritenuti ancora sensibili o controversi. La pubblicazione avvenne infine grazie alla casa editrice campana Book Sprint Edizioni, che sostenne le spese di impaginazione e stampa. Nonostante l’assenza di promozione e la collocazione al di fuori dei circuiti editoriali principali, il libro registrò un discreto interesse tra i lettori, con circa mille copie vendute. Il rapporto con l’editore si concluse nel 2024 a causa di difficoltà nella gestione delle royalties, circostanza che portò alla scelta di proseguire la diffusione dell’opera attraverso il sistema di stampa su richiesta della piattaforma Amazon KDP. La qualità delle edizioni prodotte attraverso questo canale si rivelò tuttavia insoddisfacente, inducendo alla realizzazione di una nuova edizione. Questa seconda versione del libro si presenta profondamente rinnovata, con un impianto grafico più curato e un’analisi storica notevolmente ampliata, arricchita da nuovi elementi emersi nel corso delle ricerche. Le pagine sono passate dalle 190 della prima edizione alle attuali 296, nonostante il formato molto più grande del volume.

Giuseppe Pardini

Professore associato di storia contemporanea

Enzo Antonio Cicchino

Regista, autore televisivo e scrittore

Giordano Bruno Guerri

Storico, saggista e presidente Fondazione Vittoriale

Massimo Giletti

Giornalista, conduttore e autore televisivo

RICEZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE

Documento originale del 23 gennaio 2026

DICHIARAZIONE RICERCHE STORICHE

Documento originale del 9 aprile 2026

Per anni Mario Altieri, autore del volume L’altra Storia, ha dedicato un’attenta e scrupolosa attività di studio al memoriale di Luigi Canali, ereditato dai nonni materni. Non si è trattato di un interesse nato da un impulso improvviso né di una vocazione storiografica maturata nel tempo, ma della consapevolezza — emersa sin dalle prime letture — che quelle pagine non potessero essere considerate un semplice ricordo familiare. I fatti narrati, i nomi citati e le circostanze descritte sembravano infatti intrecciarsi con uno dei capitoli più complessi e controversi della storia italiana del Novecento. Pubblicare il memoriale senza una rigorosa verifica preliminare sarebbe stato, oltre che imprudente, metodologicamente scorretto. Consapevole dei limiti della propria preparazione sugli argomenti trattati, l’autore ha quindi intrapreso un lungo e articolato percorso di ricerca: ha consultato numerosi testi storici, compiuto sopralluoghi nei luoghi in cui si svolsero gli eventi narrati, analizzato documenti ufficiali e ricercato un confronto costante con studiosi e storici del periodo. Le maggiori difficoltà sono emerse proprio nel tentativo di instaurare un dialogo con il mondo accademico e giornalistico. Diffidenza e prudenza hanno spesso ostacolato, e talvolta impedito, ogni possibilità di confronto. Solo in pochi casi è stato possibile avviare un’interlocuzione realmente costruttiva. Tra le collaborazioni più significative merita certamente di essere ricordata quella di Enzo Antonio Cicchino, autore e regista di documentari RAI nonché studioso del periodo storico in esame. Ideatore e curatore del canale YouTube Erodoto TV, dedicato a interviste, testimonianze e approfondimenti sugli ultimi giorni del Fascismo e sulla fine di Benito Mussolini, Cicchino è stato tra i primi a leggere e analizzare il memoriale, ritenendo plausibile la sua attribuzione a Luigi Canali. Il 27 maggio 2021 l’autore ha presentato una relazione sul memoriale presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, in Piazza delle Muse 25 a Roma. Al convegno presero parte il colonnello del COVASER Pierpaolo Pesce, il tenente colonnello Emilio Tirone dell’Ufficio Storico dell’Esercito e il professor Giuseppe Pardini, presente anche in rappresentanza del professor Francesco Perfetti, impossibilitato a intervenire per sopraggiunti impegni. Dopo aver esaminato i contenuti del memoriale, il professor Giuseppe Pardini espresse l’opinione che il documento potesse effettivamente essere attribuito a Luigi Canali, rilasciando un’ampia dichiarazione riportata integralmente nel libro. Diversa, ma pienamente comprensibile, la posizione del professor Francesco Perfetti, allievo di Renzo De Felice e rigoroso sostenitore di un metodo di ricerca fondato esclusivamente sulla verifica documentale delle fonti. Perfetti preferì non esprimersi sull’autenticità e sull’attribuzione del memoriale, ritenendo che, allo stato delle conoscenze disponibili, mancassero ancora elementi documentali sufficientemente solidi per una valutazione definitiva. Nell’agosto 2025 l’autore entrò in contatto via e-mail con Giordano Bruno Guerri, storico, saggista e presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, concordando la possibilità di sottoporgli il volume per un eventuale parere. In un primo momento si ipotizzò un incontro personale sul Lago di Garda, dove l’autore avrebbe dovuto recarsi per motivi di lavoro; tuttavia, a causa degli impegni legati al Festival dannunziano di Pescara, l’incontro non ebbe luogo. Fu lo stesso Guerri a suggerire di lasciare il volume presso la segreteria del Vittoriale, come poi avvenne. Il libro, nella sua prima edizione di circa 170 pagine, presentava una struttura di agevole consultazione. Nonostante ciò, dopo circa due mesi dalla consegna, Guerri preferì non esprimere un giudizio, spiegando di non aver avuto il tempo necessario per leggerlo, essendo impegnato nella stesura di un proprio lavoro. Una circostanza del tutto comprensibile sul piano personale, che richiama tuttavia una dinamica frequente negli ambienti culturali e accademici, dove le priorità di ricerca e pubblicazione tendono inevitabilmente a concentrarsi sui progetti personali. Nel gennaio 2026 l’autore è stato contattato dal giornalista Massimo Giletti che, dopo aver letto la prima edizione del libro e averne discusso con Enzo Antonio Cicchino, ha ritenuto opportuno avviare ulteriori verifiche sul memoriale, con l’intento di presentarlo nell’ambito della trasmissione di Rai 3 Lo Stato delle Cose. A tal fine, l’autore ha messo a disposizione della redazione due pagine originali del documento affinché venissero sottoposte agli accertamenti tecnici degli uffici competenti dell’Archivio Centrale dello Stato. Dopo oltre due mesi di verifiche approfondite sulla documentazione consegnata, non è stato possibile giungere a conclusioni definitive né individuare elementi tali da consentire una smentita dell’autenticità del memoriale. Nel frattempo, e prima che la puntata dedicata all’argomento potesse andare in onda, la trasmissione Lo Stato delle Cose è stata chiusa anticipatamente dai dirigenti RAI, nonostante i risultati di pubblico e il crescente interesse riscosso dal programma. Una circostanza che ha di fatto impedito che il tema venisse affrontato pubblicamente nel contesto televisivo inizialmente previsto. I tentativi di confronto con il mondo accademico e giornalistico, intrapresi dall’autore prima della pubblicazione del volume L’altra Storia, si esauriscono sostanzialmente qui. Sarebbe stato certamente auspicabile sviluppare un dibattito approfondito prima della divulgazione del memoriale, confronto che l’autore avrebbe accolto con interesse e pubblicato integralmente nel libro. Resta tuttavia la speranza che tale dibattito possa svilupparsi in futuro, contribuendo a fare ulteriore luce sui fatti e sui documenti qui presentati.